E-MAIL DEL 12/03/2006

DR CORSI GIULIANO

Invio la seguente e-mail in risposta a brunoape, umbertomonti e su questioni amministrative.
 
Ringrazio e saluto,
 
Giuliano Corsi

Non c’è dubbio che si è assistito in alcuni degli ultimi giorni sul Vostro Forum , collegato alle prossime elezioni amministrative ad una crescente esplosione di intolleranza , anche con frasario di gusto pessimo, nei confronti di persone, che, come il sottoscritto, hanno avuto il “coraggio”di esprimere il proprio pensiero sulla situazione amministrativa del nostro Comune sottoscrivendosi con il proprio nome e cognome e non celandosi dietro a pseudonimi solo idonei, a volte, ad impunibili offese.

Evidentemente qualcuno non ha voluto intendere il giusto senso dei miei interventi, si è servito di espressioni fraintese per comodo, e, molto più verosimilmente, non ha potuto nascondere la propria irritazione per le considerazioni da me formulate con dissenso democratico giustificato, sulla insufficiente e quanto mai debole e parziale democrazia che ha contraddistinto in questi anni la gestione della cosa pubblica nel territorio villaminozzese.

La mancanza di assemblee pubbliche per possibili dibattiti su temi di conduzione amministrativa come i bilanci annuali di previsione, di approfondimenti di problemi relativi alla immigrazione o alla occupazione giovanile, o di settori d’intervento amministrativo come quello relativo al sistema viario del nostro comune, in alcuni casi così dissestato e bisognoso di modifiche ( un esempio: la strada Villa – Santonio – Coriano – Monteorsaro), e così pure l’evidenza di una mancata informazione, non devono suonare ad offesa di chicchessia , amministratore o meno.

Mi ritengo in dovere però di svolgere alcuni chiarimenti in risposta e a chiarimento a quanto affermato da una persona che usa lo pseudonimo di brunoape in data 8 marzo ( e con questo mezzo anche a quanti ancora avessero dubbi o contrarietà in proposito) relativamente alle opere di Recupero della Rocca di Minozzo.

Questo immobile, da Lei considerato in senso dispregiativo rudere ( per questa definizione non ci sono problemi se è vero, che, nei dèpliant illustrativi e nelle pubblicazioni dello specifico settore lo stesso Castello di Canossa è definito, in senso positivo, rudere) è sottoposto a tutela storico – artistica ai sensi della legge 1/6&1939 n. 1089, e per esso la Sopraintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici dell’Emilia Romagna ha più dal 1967 evidenziato “l’estrema urgenza di un efficace consolidamento”, dettando poi più avanti le norme attuative del Progetto di Recupero ed anche “ la necessità di un vincolo per le zone adiacenti, per salvaguardarne la eccezionale peculiarità”.

L’epoca di costruzione (VIII Sec. D.c. è pertanto il monumento più antico del nostro Appennino), la forma ottagonale e le misure del torrione principale della Rocca, o Castello di Minozzo(vengono riferite motivazioni valide per l’una o l’altra denominazione) son molto ben descritte nel libro “Minozzo – negli sviluppi storici della Pieve e Podesteria” di Francesco Milani , storico e scrittore minozzese, come pure la sua storia che evidenzia come essa sia stata ripetutamente sede di Podesteria , una Podesteria importante sotto il dominio degli Estensi con un Podestà ed un Notaio in pianta stabile e dotata di un proprio Statuto e di lunga vita ( dal 1425 all’età Napoleonica), particolarmente cara alla casata Estense per la sua posizione geografica e la sua vasta estensione territoriale.

Della stessa effigie della Podesteria di Minozzo si fregia lo stemma del Comune di Villa Minozzo del quale la Rocca di Minozzo è la memoria storica.

In essa è conservato un patrimonio di straordinario interesse storico e architettonico già descritto da Francesco Milani, costituito da stanze per uffici e camere, cantina e prigioni; già in parte evidenziato dai due interventi di indagine archeologici che si sono svolti nel 2003 e nel 2005.

“Non solo quattro muri, come qualcuno pensava, ma un sistema articolato in ambienti, torri, cisterne ecc..così ha affermato la Dr.ssa Anna Losi, l’Archeologo che ha diretto gli interventi di scavo ed ancora “ l’attuale lettura degli ambienti caratterizzano la Rocca come una struttura funzionalmente diversa rispetto alla semplice torre che si pensava esistesse sopra lo sperone roccioso, e il suo aspetto è il risultato di diversi interventi edilizi succedutisi nel tempo”

“Se l’archeologia rappresenta la salvaguardia dei beni architettonici, per una loro messa a disposizione, perché la collettività ne possa fruire, la stessa Rocca di Minozzo che stiamo recuperando, continua la Dr.ssa Losi, è un esempio: si tratta di una testimonianza permanente di un modo di vivere e di lavorare, che , una volta restaurata, potrà offrire( o almeno è quello che mi auguro) spazi per incontri, per esposizioni, per manifestazioni, diventare cioè una attrazione culturale ed educativa allo stesso tempo”.

Più di quindici anni fa, il Convegno di studi “ Rocca e Pieve di Minozzo – Progetti per un Recupero” si è svolto il 3 giugno 1990, l’On. Gianfranco Astori, sottosegretario al Ministero per i Beni Culturali, affermo’ parimenti in sintonia:”ho visto dalla documentazione che alcuni scavi hanno infatti portato alla luce alcuni accessi della Rocca; l’invito che allora vorrei rivolgere sotto questo profilo, la tutela del bene, è proprio quello di compiere uno sforzo di elaborazione culturale, immaginandone la funzione, che non è certamente più di difesa, e immaginando che un monumento insigne può riuscire a fare svolgere un percorso didattico, una opportunità di riflessione più vasta…”.

Purtroppo, dopo l’approvazione del progetto di restauro scientifico e risanamento conservativo avvenuta il 12 settembre 1990, tutto è stato fatto in modo discontinuo, frammentario, sottovalutando le norme della Sopraintendenza, così come di altri Enti, come la Prefettura e l’Assessorato Regionale Territorio, Programmazione e Ambiente che sono intervenuti con precise disposizioni in occasione di uno stralcio autorizzato dall’Assessorato medesimo – Servizio Difesa del Suolo.

Una debole rete paramassi da alcuni anni a dimora sul tratto di muro oggetto dell’intervento, posto sul lato ovest della Rocca e all’interno del quale sono ancora in attesa di essere riscoperte ulteriori stanze, è molto scoraggiante e significativa.

Mi scuso gentile brunoape per questa lunga precisazione confidando di averle fatto comprendere quanto doverosa e giusta sia l’Opera di Recupero della Rocca.

Le perplessità sorgono per il risultato scarso ottenuto dalle somme stanziate:Euro 231.000,00 come scrive Felicino Magnani , “tanti soldi, tutti del bilancio del comune, omettendo però di precisare che la gran parte dell’impegno di spesa sostenuto per i quattro stralci di recupero dei suoi dieci anni di gestione sono derivati da ben tre benefici di legge o interventi: Legge Regionale n. 6/89 – Assessorato Regionale Territorio Programmazione Ambiente – Obbiettivo 2 – anche senza raggiungere a volte, come lo stralcio sopraccitato, un risultato adeguato agli scopi previsti.

Desidero solo metterLe in evidenza Sig. brunoape, che nella sola frazione di Civago in pochi anni sono andati a compimento ben tre interventi di restauro per opere di minore importanza storica

( Torre dell’Amorotto, Vecchio Mulino di Civago, e Antico Ospedale di San Leonardo) con una spesa superiore a 500.000,00 Euro, e tutto questo senza interruzioni,senza stralci o lotti di stralci;

Tutto ciò che è stato sopraesposto Le fa capire quanto il Sindaco Magnani abbia poco desiderato il compimento del Restauro della Rocca, in ben dieci anni di governo del Comune.

C’è chi parla di un terzo mandato per Felicino Magnani: chissà se con altri cinque anni non possa giungere, non dico al compimento, sarebbe “eccessivo”, ma almeno ai tre quarti delle opere di recupero.

Davvero una brutta pagina di storia recente quella relativa all’Antica Rocca di Minozzo; in nessuno altro Comune tutto questo sarebbe potuto succedere, ma neanche in quello di Villa Minozzo :se la Rocca fosse stata collocata nel Capoluogo o nella frazione di Civago, o in qualsiasi altra frazione che non fosse Minozzo, sarebbe stata già recuperata da tempo.

Voglio solo rammentare al Sindaco la conclusione del periodare prima interrotto del Sottosegretario Gianfranco Astori: “Confidando di non trovarci di fronte, consentitemi la franchezza, tra dieci anni ai problemi del degrado che un’incuria rinnovata, dopo l’intervento straordinario che si andrebbe a fare con l’azione di recupero del bene medesimo, è destinata a produrre”.

Penso proprio che l’On. Astori considererebbe come inverosimile, adesso, la notizia che i lavori di Recupero della Rocca non sono ancora nemmeno terminati.

Mi sono davvero dovuto dilungare molto per cercare di fissare alcuni punti fissi relativi a ciò che è e cosa rappresenta la Rocca di Minozzo, alla necessità urgente del proseguimento del suo recupero, e a quanto e molto di lacunoso c’è stato in tanti anni con conseguenze negative sul risultato fino ad ora ottenuto.

Soltanto alcune considerazioni in riferimento a quanto ha scritto sul Vostro Forum in data 10 marzo la persona che usa lo pseudonimo umberto monti.

Preciso a umberto monti che il mio intervento del 7 marzo era riferito alla opportunità di non fare uso di uno pseudonimo di una persona che considero eminente, come il letterato di Cervarolo per esprimere giudizi o concetti fuori luogo.

Perfettamente d’accordo su una lodevole iniziativa finalizzata a ricordarne la figura; a Minozzo, di intesa con il Comune e gli altri Enti interessati, la Pro Loco organizzò un Convegno di Studi nel luglio del 1984 per onorare la figura dello scrittore e storico minozzese Francesco Milani, allora ancora in vita.

Ricordo soltanto che in quel tempo fu organizzata una iniziativa analoga dall’Amministrazione Comunale per ricordare la figura di Arrigo Benedetti.

Si travisano le cose quando si scrive “ Minozzo non è il centro del mondo”.

Nessuno ha mai affermato questo, semmai è stata la storia ad evidenziare l’individualità peculiare di un paese che ha presentato per molti secoli la più antica organizzazione civica e plebana della montagna reggiana, a mezzo del vissuto importante dei suoi due monumenti millenari, la Rocca e la Pieve.

Gentile umberto monti non siamo il centro del mondo ma nemmeno vogliamo l’isolamento dal mondo.

A questo fine, quando si è potuto, anche con scarso pregiudiziale negativo ascolto, abbiamo sempre cercato di evidenziare l’esigenza di:

In generale, tralasciando tanti altri aspetti quali la necessità di rinnovare l’obsoleto impianto di illuminazione e la segnaletica ed altro ancora, la necessità di un maggior approfondimento amministrativo sul fabbisogno di intervento pubblico di una frazione che ha il maggior numero di abitanti, così come la maggior estensione territoriale, e che, soprattutto, presenta per l’iniziativa lodevole dei suoi abitanti una complessità socio – economica che va tenuta nel debito conto.

Il Capoluogo, soprattutto, ma anche Civago e Febbio per gli investimenti a volte giustificati e a volte meno, ma sempre portati avanti anche in questo ultimo periodo con spese di miliardi di vecchie lire, devono, per usare una espressione non più in uso “ un tantino mollare la preda” ed essere meno egoistici.

Basterebbe ad esempio la rinuncia, perché davvero anche sotto questo aspetto si è speso negli anni nel Capoluogo un patrimonio, alle spese previste nel Progetto “Villa al Centro”per il campo sportivo, pineta e impianti sportivi ( 638.000,00 Euro) per portare definitivamente a termine alcune cose anche a Minozzo o in altre situazioni frazionali per interventi previsti da tempo e non realizzati.

Non è tutto questo vittimismo, non campanilismo, ma solo un insieme di doverose considerazioni, sempre nel rispetto delle persone, ma anche nel dissenso democratico su aspetti importanti del loro operato nell’ambito della funzione pubblica rivestita.